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25 Novembre Giornata Internazionale Contro la Violenza alle Donne
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CONFERENZA STAMPA di
Presentazione del Rapporto di Ricerca

Voci dal Silenzio - Il difficile percorso delle donne vittime di violenza ed il loro rapporto con le Istituzioni"

25 novembre 2009 - Ore 10.30
Sala dell'Associazione della Stampa Estera
via dell'Umiltà, 83/c
Roma

Domani, 25 novembre Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, Telefono Rosa presenterà la Ricerca "Voci dal Silenzio - Il difficile percorso delle donne vittime di violenza ed il loro rapporto con le Istituzioni", a cura dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo e realizzato nell'ambito del Progetto "Se un giorno qualcuna", promosso dalla Regione Lazio.

Presenti alla conferenza stampa, oltre alla Presidente di Telefono Rosa, Gabriella Carnieri Moscatelli, e Fabrizio Battistelli, Presidente dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, Isabella Rauti, Capo Dipartimento del Ministero per le Pari Opportunità.

Interverranno inoltre l'On. Lavinia Mennuni, Delegata del Sindaco alle Pari Opportunità per il Comune di Roma, Vittorio Rizzi -  Dirigente Squadra Mobile Questura di Roma, Francesca Monaldi - Vice Dirigente Squadra Mobile Questura di Roma, Adolfo Pagnanelli, Primario del Pronto Soccorso Policlinico Casilino, Paola Lattes, Vice Presidente Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa Onlus, Paola Matteucci, Capo equipe psicologhe Telefono Rosa.

La ricerca Voci dal silenzio ha avuto come obiettivo incrinare il muro di incomunicabilità che caratterizza la condizione delle vittime di violenza. A 50 donne, italiane e straniere, protagoniste della ricerca, è stato chiesto quali criticità hanno incontrato nel momento in cui hanno chiesto aiuto alle istituzioni (Pronto Soccorso, Servizi Sociali, Forze dell'Ordine).

Dopo aver ricostruito le cause che spingono le donne a non denunciare e le maggiori difficoltà incontrate (mancanza di sostegno economico, tutela legislativa inadeguata, difetto di informazioni idonee su cosa e come fare) è emerso che non mancano difficoltà anche nel rapporto con le Istituzioni.

In larga misura positiva è la valutazione sui Servizi Ospedalieri, ai quali si è rivolto un ampio numero di vittime. Gli ospedali emergono come luogo in cui la donna, oltre a ricevere cure, viene informata sull'eventuale percorso da intraprendere e dove può trovare accoglienza e sensibilità.

Più ambivalente il quadro che emerge in riferimento ai Servizi Sociali, ai quali si sono rivolte circa la metà delle donne interpellate: valutazioni positive, infatti, si alternano a lamentele su aspetti problematici (tempi eccessivamente lunghi dell'assistenza, mancato supporto legale, sostegno insufficiente, ecc.).

Centrale nel vissuto delle donne vittime di violenza rimane il ruolo delle Case Famiglia e dei Centri Antiviolenza: specialmente per quanto concerne la violenza domestica, tali centri costituiscono l'unica effettiva possibilità per ricostruire il proprio nucleo familiare in condizioni di relativa serenità.

Interessanti risultanze emergono anche in merito alla relazione con le Forze dell'Ordine. Nei confronti di queste Istituzioni si concentrano le maggiori aspettative di difesa e di tutela:  in 4/5 dei casi,  infatti, le vittime di violenza si sono rivolte ad almeno una delle due forze di Polizia (Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato).

I giudizi espressi, tuttavia, mostrano un complesso mix di soddisfazione e insoddisfazione. Le principali difficoltà sono riconducibili a due aspetti: il primo, è prettamente operativo e riguarda l'incompletezza dell'intervento a causa di vincoli burocratico/organizzativi, il mancato allontanamento dell'autore della violenza, la lentezza delle indagini, le lunghe attese ecc. Il secondo aspetto riguarda, invece, la dimensione relazionale in fase di accoglienza: a fronte di atteggiamenti comprensivi ed empatici da parte di molti, alcune donne descrivono, in altri, eccessivo formalismo, rigidità, distacco emotivo che rendono più faticosa la richiesta di aiuto e acuiscono il senso di isolamento delle vittime. In particolare, si rileva la difficoltà di comunicare la propria dolorosa esperienza a interlocutori uomini: colpisce, infatti, come solo una delle intervistate su 50 abbia avuto un contatto con una poliziotta donna.