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“La trappola della maternità”. E’ questo il dibattito che anima la vita politica londinese dopo la pubblicazione di un articolo sul settimanale “The New Statesman”. In copertina l’immagine simbolo che ritrae quattro donne di successo, da Angela Merkel alla premier scozzese Nicola Stugeon, dalla ministra degli Interni inglese Theresa May alla candidata alla leadership dei labouristi Liz Kendall. Osservano una culla vuota con dentro un’urna elettorale. Nessuna di loro ha un figlio, ma la loro vita politica è in crescita. L’assioma e le statistiche sono semplici, quasi elementari, per fare carriera non si devono avere bambini.  Lo sa bene il 45 percento delle parlamentari inglesi, contro il 28 percento dei loro colleghi maschi. Nonostante le voci che si sono sollevate contro l’articolo di Helen Lewis, la giornalista vicedirettrice della rivista ribadisce che si tratta di un pezzo di denuncia e ricorda anche che il successo si paga a caro prezzo. “Le donne che non hanno figli sono considerate ambiziose, carrieriste, stravaganti”.  Come una volta, come sempre, insomma.

Elena Stancanelli in un’analisi sulla Repubblica del 21 luglio ricorda anche che mentre  un padre che trascorre un week end con le figlie è una notizia interessante, vedi il presidente Obama, “la matritudine … è tutta in passivo. Anche se togli solo una giornata, un’ora, un’attenzione questa ti verrà conteggiata sotto il segno meno.” Perché ancora oggi il peso dei figli ricade sulle donne, dall’allattamento alla cura quotidiana, dalle scelte pratiche a quelle emotive. Del resto quale donna non ha mai letto negli occhi del suo bambino un rimprovero sottile ogni volta che esce per andare al lavoro o quando torna a casa?  Quale donna non si è mai sentita in debito con tutto e tutti? Le adolescenti di oggi già annunciano che non avranno figli e, poco più di un mese fa, la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin ha presentato il Piano Nazionale per la fertilità. Alla difficoltà di procreare in modo naturale che ha ormai una coppia su cinque, si affianca l’aumento dell’età media del concepimento cresciuta di un decennio dagli anni Ottanta.

Dalla ministra del Lavoro tedesca, Ursula von der Leyen, 54 anni, sette figli, arriva un esempio diverso, ha un marito che divide con lei i compiti e la gestione della famiglia, specie quando lei si trova a Berlino, ma  non prende mai impegni nel fine settimana che dedica esclusivamente ai suoi ragazzi e si batte per le quote rose e aiuti concreti alle donne che lavorano. All’inizio della sua carriera era medico e spesso faceva i turni notturni, conosce bene il problema.  Non solo, la von der Leyen pensa che si potrà vincere la battaglia per la parità nelle aziende quando si combatterà definitivamente il mercato di reclutamento dominato dagli uomini che pensano che sia comunque preferito “un giovane maschio sempre disponibile sul lavoro.”

Le soluzioni in Italia come altrove sono sempre nella famosa rivoluzione culturale che non riusciamo a fare, nella condivisione dei compiti in famiglia e in una nuova mentalità che riesca a rendere la donna libera anche da retaggi culturali atavici. E poi ci sono i passi concreti. Si è molto parlato negli ultimi mesi delle vacanze scolastiche, “troppo lunghe” ha tuonato il ministro Poletti e sono sorte polemiche a non finire. Ma noi ci chiediamo e vi chiediamo, pur tutelando il diritto del bambino al riposo e allo svago estivo, come fanno i genitori a gestire tre mesi di vacanze? Dove porteranno o lasceranno i bambini in questo lungo periodo? E’ vero che ci sono campi attrezzati, spazi abilitati, occasioni bellissime ma hanno anche dei costi che, specie ora, in tempo di crisi economica sono difficili da sostenere quando magari una famiglia non riesce a permettersi nemmeno una settimana di villeggiatura insieme al mare? Parliamone …

 

Stella Maggi

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