Centro di orientamento per i diritti delle donne | CF. 96169350582

Il progetto presentato dall’Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa – Onlus dal titolo “@ll-line: Ascolto, Sostegno e Formazione tra donne” in merito all’Avviso “Innovazione: Sostantivo femminile ha avuto una durata di 180 giorni (dal 19 marzo 2015 al 18 settembre 2015).
Obiettivo fondamentale che il Telefono Rosa ha voluto prefiggersi è stato quello di integrare nel quotidiano della propria attività le nuove tecnologie, adeguandosi a nuove modalità di approccio all’utenza e di formazione delle volontarie dell’Associazione.
L’utilizzo di un sistema informatizzato ha permesso l’ottimizzazione della raccolta di tutti i dati e la successiva loro rielaborazione ai fini dell’analisi.
Infatti, il progresso tecnologico e la tecnologia in sé hanno portato ad un notevole implemento delle potenzialità comunicative soprattutto nell’ambito imprenditoriale, mentre, allo stato dei fatti, si mostra carente nel terzo settore, rendendo spesso complesse e laboriose operazioni che potrebbero essere semplici, perdendo quindi di efficacia ed efficienza.
L’Associazione nasce nel febbraio del 1988 come strumento temporaneo per realizzare una ricerca volta a far emergere, attraverso la voce diretta delle donne, la violenza “sommersa”.
La violenza, che colpisce la donna nella sua specificità, è enormemente diffusa a vari livelli e in qualsiasi ambito sociale, e nasce spesso proprio all’interno di quegli istituti comunemente sentiti rassicuranti come la famiglia, la scuola e il luogo di lavoro. Questo è l’allarmante dato rilevato immediatamente dal “Telefono Rosa” insieme alla constatazione che l’informazione è ciò che più manca alla donna.
L’attività del Telefono Rosa ha avuto inizio con l’ausilio di un unico apparecchio telefonico e la disponibilità di 4 volontarie, mentre oggi ci troviamo di fronte ad un centralino h24 ed all’impegno attivo di circa 90 volontarie, tutte di genere femminile. L’incremento ed un utilizzo più consapevole e standardizzato della tecnologia ha portato, attraverso la realizzazione di questo progetto, ad un ampliamento dell’innovatività dei servizi offerti e dell’organizzazione interna. Nello specifico, è stato possibile mettere in atto un progetto pilota con l’obiettivo di individuare gli indicatori della violenza assistita.
Negli ultimi anni, infatti, l’Associazione ha iniziato ad osservare, grazie alla gestione di due Case di Accoglienza che ospitano donne vittime con i propri figli minori, l’emergere del fenomeno della violenza assistita, forse più sommerso rispetto a quello della violenza di genere. La gravità di questo fenomeno può essere compresa anche soltanto riflettendo sul fatto che questi bambini presentano maggiori fattori di rischio volti all’interiorizzazione delle modalità comportamentali genitoriali, sia che si tratti di condotte aggressive che vittimistiche.
Il Coordinamento Italiano dei Servizi Contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia (CISMAI) ha definito questo fenomeno come: “il fare esperienza da parte del/della bambino/a di qualunque forma di maltrattamento compiuto tramite atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica compiuta su figure di riferimento o su altre figure significative, adulte o minori.”
Il motivo per cui il Telefono Rosa ha posto un interesse crescente riguardo al fenomeno della violenza assistita e quindi la volontà di effettuare una ricerca su questo argomento è dato dalla enorme difficoltà nell’osservazione e comprensione del fenomeno stesso: partendo dalla resistenza delle madri nel riconoscere che i propri figli indirettamente subiscano la violenza della quale loro stesse sono vittime, fino alla difficoltà di raccogliere testimonianze dirette da parte di questi bambini.
Qui di seguito vengono riportati i risultati ottenuti dall’elaborazione dei dati relativi alle schede delle donne che si sono rivolte all’Associazione nel periodo della raccolta dei dati:

Ha figli?
Sì: 78.95 %
No: 13.42 %
Nessuna risposta: 7.63 %

Età dei figli:
0 < età <= 6 mesi: 3.34 % 6 mesi < età <= 1 anno: 8.34 % 1 < età <= 2 anni: 16.68 % 2 < età <= 4 anni: 38.34 % 4 < età <= 6 anni: 0.0 % 6 < età <= 8 anni: 3.33 % 10 < età <= 12 anni: 3.33 % 12 < età <= 15 anni: 3.33 % 15 < età <= 18 anni: 3.33 % 18 < età <= 24 anni: 3.33 % 24 < età <= 35 anni: 3.33 % 35 < età <= 45 anni: 3.33 % 45 < età <= 55 anni: 3.33 % 55 < età <= 65 anni: 3.33 % oltre 65 anni: 3.33 % I figli subiscono violenza dallo stesso autore? Sì: 13.91 % No: 30.1 % Nessuna risposta: 55.99 % I figli assistono alla violenza? Sì: 57.45 % No: 10.56 % Nessuna risposta: 31.99 % Per la volontaria: secondo la tua esperienza, i figli assistono alla violenza? Sì: 80.77 % No: 19.23 % Se no, i figli sono comunque in casa? Sì: 34 % No: 6.91 % Nessuna risposta: 61.75 % Se sì, quali sono le reazioni del/i figlio/i in quel momento? Scappa via: 12.5 % Piange: 28.7 % Difende la madre: 7.87 % Nessuna risposta: 50.93 % Ha notato un cambiamento nel comportamento di suo figlio (dei figli) ultimamente? Sì: 30.33 % No: 18.77 % Nessuna risposta: 50.9 % Se sì quale? Aggressività: 12.69 % Adultizzazione: 3.55 % Ansia da separazione: 7.11 % Paura: 13.2 % Tristezza: 6.09 % Disturbi del sonno: 6.6 % Disturbi gastro intestinali: 0.0 % Difficoltà nell' apprendimento scolastico: 9.14 % Ritardi nello sviluppo: 0.0 % Disturbi alimentari: 1.52 % Nessuna risposta: 40.1 % Il 78,95% delle donne del nostro campione ha figli: la fascia d’età che ricorre con più frequenza è quella compresa tra i 2 e i 4 anni che si presenta nel 38,34% dei casi. A seguire, con il 16,68% dei casi, troviamo la fascia compresa tra 1 e 2 anni e nell’8,34% la fascia di età compresa tra i 6 mesi e 1 anno. Per quanto riguarda le altre fasce di età non si registrano casi superiori al 3,34%. Dai dati è emerso che dei figli delle donne che si sono rivolte all’Associazione, il 13,91% subisce violenza dallo stesso autore. Nel 30,1% dei casi non subiscono direttamente la violenza. Nel restante 55,99% non è stato possibile rilevare il dato. Il 57,45% delle donne del campione afferma che i propri figli assistono alla violenza di cui loro stesse sono vittime. Il 10,56% riferisce che i figli non assistono alla violenza e nel restante 31,99% non è stato possibile rilevare il dato. Tra le donne che affermano che i propri figli non assistono alla violenza il 31,34% riferisce che i figli si trovano comunque in casa quando avviene la violenza. Il 6,91% afferma che i figli non sono in casa e nel 61,75% dei casi non è stato possibile rilevare il dato. Non è semplice rilevare il dato sulla violenza assistita proprio perché le madri molto spesso sono restie ad ammettere che i propri figli possano essere vittime indirette della stessa violenza da loro subita. Questo atteggiamento può essere dettato sia dal fatto che le donne hanno timore di non essere considerate delle buone madri sia dalla convinzione che soprattutto i figli molto piccoli non abbiano la capacità di rendersi conto di quanto accade. Di conseguenza, abbiamo ritenuto fondamentale inserire una nuova domanda, rivolta direttamente alle volontarie dell’Associazione, che potesse mettere in luce, grazie alla loro comprovata esperienza, la violenza assistita. La domanda è così formulata: “Per la volontaria: secondo la tua esperienza, i figli assistono alla violenza?” Nell’80,77% dei casi la risposta delle volontarie è stata affermativa; solo il 19,23% delle risposte è stato negativo. Tornando alle risposte delle donne che hanno chiesto aiuto al Telefono Rosa, è emerso che per quanto riguarda la reazione dei figli presenti durante gli episodi di violenza, il 28,7% piange, il 12,5% scappa via, il 7,87% difende la madre e nel 50,93% dei casi non è stato possibile rilevare il dato. Emerge inoltre che le donne hanno notato un cambiamento nel comportamento dei figli nel 30,33% dei casi. Nel 18,77% dei casi non hanno notato alcun cambiamento mentre non è stato possibile rilevare il dato nel 50,09% dei casi. Quest’ultimo dato in parte può essere spiegato dal fatto che le madri non vogliono vedere la sofferenza dei figli quindi spesso non rispondono negando così che quanto accade possa avere delle conseguenze che ormai non riguardano più solo la propria integrità psicofisica ma che lascia tracce profonde anche nella prole. Gli effetti comportamentali della violenza assistita compongono un quadro molteplice e complesso in cui risultano rilevanti: l’insorgere di uno stato di paura (13,2%) di aggressività (12.69%). Troviamo poi: difficoltà nell' apprendimento scolastico (9.14%), ansia da separazione (7.11 %), disturbi del sonno (6.6%), tristezza (6.09%), adultizzazione (3.55%), disturbi alimentari (1.52%), ritardi nello sviluppo e disturbi gastrointestinali nello 0% dei casi e nel 40,1% dei casi non è stato possibile rilevare il dato. In conclusione possiamo affermare che i dati emersi da questa ricerca smentiscono i buoni propositi delle madri, infatti, nella maggioranza dei casi i figli assistono direttamente alla violenza (57,45%) o qualora non assistono direttamente sono comunque presenti in casa (31,34%). Solo nel 13,91% dei casi i figli diventano vittime dirette di violenza ma le ferite psicologiche risultano comunque evidenti infatti bambini che nascono e crescono in un contesto violento purtroppo vivono un maggior rischio di sviluppare in età adulta comportamenti violenti. Sensibilizzare le donne sulle conseguenze della violenza assistita sui propri figli è il primo passo per far si che riconoscano l’importanza di chiedere aiuto a chi da anni lavora nel settore. Bisogna contrastare, infatti, in ogni modo la trasmissione ai figli delle modalità di relazione basate sul controllo, sulla prevaricazione e sulla sottomissione dell’altro promuovendo invece il valore del rispetto e dell’amore dell’altro. E’ fondamentale non dimenticare che dietro ad ogni donna vittima di violenza c’è un figlio vittima della stessa violenza.

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