Centro di orientamento per i diritti delle donne | CF. 96169350582

Il Telefono Rosa invita soprattutto le ragazze e le giovani donne a porre massima attenzione a qualsiasi richiesta che possa destare sospetti o solo un minimo dubbio, anche se fatta da rappresentanti delle Forze dell’Ordine (veri o falsi che siano).

Non esitate a chiedere informazioni e in caso di emergenza chiamate il 1522 e i vostri genitori.

Ci farebbe piacere ricevere commenti e pareri a riguardo e aprire con voi uno scambio di opinioni.

Chiamate il 1522

 

Un uomo in pantaloncini che fugge, delle figure femminili che lo inseguono, poi tutto si perde e finisce nell’abbraccio disperato di due ragazzine. A guardare il video,  ripreso dalle telecamere di sorveglianza di un locale lì vicino e diffuso dalla Questura di Roma, viene lo sconforto, il dolore, la rabbia per una storia che non avrebbe mai dovuto esistere: lo stupro di una quindicenne da parte di un militare che si è finto un poliziotto per abusare di lei.  Succede a Roma, la notte dei santi patroni, con i fuochi d’artificio che illuminano Castel Sant’Angelo e c’è così tanta gente da non riuscire a camminare nei giardini che circondano il Mausoleo d’Adriano. E’ una notte di festa, nel centro della capitale.  A poca distanza i giochi pirotecnici si vedono  bene, anche da piazzale Clodio, vicino alla cittadella giudiziaria, c’è dall’altra parte via Teulada, gli studi della Rai. Poche luci elettriche a illuminare la zona, scopriremo che gli abitanti hanno persino paura a uscire soli la sera. Tre ragazzine scendono sotto casa, per fare due chiacchiere lontane dagli adulti, con gli occhi rivolti al cielo :  bevono una birra, guardano e ridono. E’ estate, le vacanze sono appena iniziate, una di loro è appena arrivata da Bari per stare con le amiche, fa caldo. Perché non dovrebbero?

L’uomo arriva con la bicicletta, la lega a un palo, si avvicina alle adolescenti con l’aria seria, minacciosa, spiega che è in vigore l’ordinanza anti alcool, che loro sono minorenni e non dovrebbero bere, domanda i documenti. Alla sola che ne ha uno con sé, perché non è romana, chiede di accompagnarlo al commissariato per regolarizzare la situazione.  Cosa può fare una ragazzina davanti al potere di un adulto?  Preoccupata lo segue, sospettando qualcosa per l’abbigliamento del poliziotto. Non si capisce perché giri in pantaloncini. Ma lui ha mostrato il tesserino. Improvvisamente la strattona, la butta in un prato vicino e approfittando dell’oscurità la violenta, tra le minacce di morte, alla fine le chiede persino il numero di telefono e la riaccompagna dalle amiche, convinto del suo silenzio, credendo di farla franca.  Ma quando la quindicenne vede le compagne, cui si è aggiunta anche la mamma di una di loro scesa in strada per la prolungata assenza della vittima, corre disperata e grida che è stata violentata.  La donna e le ragazze inseguono lo stupratore, senza riuscire a fermarlo. Il giorno dopo l’uomo sarà arrestato –  proprio grazie alla bicicletta che vigliaccamente ha chiesto al fratello di recuperare- e si scoprirà che ha 31 anni ed è un militare calabrese, in Marina da nove anni. Si chiama Giuseppe Franco, ricordate questo nome se mai vi capitasse di incontrarlo.  Agli inquirenti ha tentato di negare tutto, come spesso accade in questi casi, dicendo di aver avuto un rapporto consenziente, di aver creduto che la ragazza fosse maggiorenne. Eppure aveva visto il documento, l’aveva fermata proprio perché troppo giovane. Una violenza orchestrata a dovere, pianificata,  sostengono invece le forze dell’ordine, anche nella scelta del luogo che evidentemente conosceva bene, forse ha già fatto qualcosa del genere in passato se non in Italia, magari all’estero.

Il gesto così vile, così barbaro sconvolge i colleghi del militare che chiedono una condanna esemplare nel caso si provi la sua colpevolezza, fa rabbrividire i cittadini e sconcerta quanti hanno delle figlie, perché della polizia siamo abituati a fidarci e a insegnare ai ragazzi a fare lo stesso, ma non di quanti si fingono appartenenti alle forze dell’ordine per commettere abusi.  E questo non può e non deve accadere. Mai. Senza creare psicosi e traumi è bene iniziare a ragionare con le nostre figlie, raccontare loro questa orribile vicenda, aggiungendo qualche consiglio e qualche piccola regola da seguire per evitare altri drammi. Vale la pena spiegare che esiste un numero di telefono attivo 24 ore su 24 da chiamare in questi casi: il 1522, è gratuito, raggiungibile sia da rete fissa sia da rete mobile. Nelle situazioni di pericolo è il primo numero a cui rivolgersi, c’è sempre una persona dall’altra parte del filo in stretto contatto con la forze dell’ordine.  Se si viene fermati da qualcuno che non indossa la divisa, non è in compagnia di un altro agente, non ha l’auto di servizio è bene chiamare immediatamente e dare indicazioni precise del luogo dove ci si trova, attendendo riscontri.  Alle ragazze si dovrebbe insegnare inoltre anche ad aver fiducia nei genitori e a chiamarli in casi simili, dicendo all’agente che devono avvertire con il cellulare i familiari e che non si sposteranno senza la loro autorizzazione. E, se per caso il cellulare non funziona, occorre ricordare che l’unione fa la forza e non si deve lasciare sola un’amica, ma è bene spostarsi con lei o, nella peggiore delle ipotesi, seguirla . Da solo un individuo non può tenere a bada due o tre ragazze. Quest’ultima annotazione non vuole certo colpevolizzare le amiche della giovane vittima di piazzale Clodio : a mente fredda e a posteriori siamo tutti bravissimi nel trovare soluzioni.

Quanto ai nostri amministratori dovrebbero ricordare che le luci di sera andrebbero tenute accese un po’ ovunque, in centro come in periferia, per evitare, nei limiti del possibile, aggressioni, stupri e rapine. E’ una polemica, quella della sicurezza, che non si riesce ancora ad affrontare a Roma come in qualsiasi altra città. Ma se tutti quanti ci ritenessimo responsabili di ciò che avviene nelle case vicine o davanti a noi forse si potrebbe davvero fare molto di più. Parliamone …

Stella Maggi