SAMSUNG, IN COLLABORAZIONE CON TELEFONO ROSA, DÀ VITA A WOMEN RUN THE SHOW

A Roma, con Samsung Italia, abbiamo vissuto ieri 26 ottobre la seconda presentazione del Progetto “Women Run The show”. E’ stata una grande emozione raccontare l’iniziativa, patrocinata dal Dipartimento Pari Opportunità e dal Ministero del Lavoro, avendo con noi tutte le dieci splendide donne per le quali abbiamo costruito questa idea. Sono state le vere protagoniste della serata, perché il loro sorriso e le loro lacrime di emozione, sono la prova che dalla violenza si può e si deve uscire.
 
Gabriella Carnieri Moscatelli Presidente Telefono Rosa Nazionale

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I CENTRI ANTIVIOLENZA E IL FEMMINISMO CONTRO L’EMENDAMENTO DETTO “CODICE ROSA-PERCORSO TUTELA VITTIME DI VIOLENZA”

Settantatrè Centri Antiviolenza rappresentati dall’Associazione D.i.Re, Telefono Rosa che gestisce il numero pubblico di emergenza 1522 per la violenza contro le donne, l’Unione Donne Italiane, la Libera Università delle Donne di Milano, Ferite a Morte, la Fondazione Pangea, Be Free, Pari o Dispare, UIL, Le Nove, Giuristi Democratici, Ass. Scosse, hanno tenuto oggi una conferenza stampa per denunciare la pericolosità, la superficialità e la illegittimità dell’emendamento 451 bis e 451 ter alla legge di Stabilità detto “Percorso tutela vittime di violenza” e approvato il 15 dicembre dalla Commissione Bilancio della Camera.

“Ricorreremo al Consiglio d’Europa per violazione della Convenzione di Istanbul. Assisteremo le vittime di violenza presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo qualora si sentano lese nei loro diritti dalle procedure dello Stato italiano”. Durissima Gabriella Moscatelli Presidente di Telefono Rosa nazionale che gestisce il numero nazionale antiviolenza 1522 stamattina alla conferenza stampa contro l’emendamento Giuliani “percorso tutela vittime di violenza”, emendamento alla legge di stabilità che è stato approvato dalla commissione bilancio della Camera il 15 dicembre. Insieme a lei, Titti Carrano, Presidente dell’Associazione D.i.Re che raggruppa 73 centri antiviolenza e Vittoria Tola Presidente dell’Udi nazionale .

“Chi ha scritto questo emendamento non conosce la vita delle donne e dei bambini in una famiglia violenta – ha aggiunto Moscatelli. Chi come noi si occupa di violenza da trent’anni sa che la denuncia è solo l’inizio di un percorso difficilissimo.

Titti Carrano ha detto: “Chi ha scritto questo emendamento non sa nulla di questo fenomeno, perché è impossibile assimilare le vittime della violenza maschile alle altre fasce deboli o vulnerabili. Le vittime della violenza maschile, come prescrive la convenzione di Istanbul, hanno bisogno di un percorso individuale e specializzato. Questo emendamento nega la realtà della violenza di genere, la sua natura strutturale, persistente profondamente infiltrata nella nostra cultura e nella nostra società. Se questo emendamento dovesse essere approvato, non ci fermeremo e denunceremo in tutte le sedi internazionali: l’Italia dovrà rispondere puntualmente delle sua gravi responsabilità e per donne abusate, maltrattate e uccise”.

Vittoria Tola, Presidente nazionale UDI: “Questo emendamento è una vendetta e una manovra di chi, da anni, ha cercato di imporre un percorso di costrizione delle donne maltrattate nel Piano Antiviolenza e non c’era mai riuscito. Le conquiste delle donne sembrano una tela di Penelope: i firmatari hanno votato la Convenzione di Istanbul senza leggerla. Non ci fermeremo e combatteremo finché questo pericolo non sarà sventato.”

Oria Gargano della Associazione Be Free che opera al Pronto Soccorso del San Camillo di Roma, con una accoglienza su misura per le donne maltrattate: “Dal 2009 ad oggi abbiamo seguito tremila donne, ma abbiamo proceduto all’inverso rispetto a quanto previsto nell’emendamento Giuliani. Siamo partite dalla collaborazione con l’Ospedale e abbiamo formato il personale del Pronto Soccorso per un anno. Gli abbiamo insegnato che le donne che hanno appena subito violenza, non pensano affatto a denunciare, ma a proteggere se stesse e i figli e spesso sperano di salvare ancora la relazione con l’abusante. Hanno bisogno di ascolto, pazienza, costanza, rispetto. E, soprattutto, ci vuole un rigoroso “follow up”, proprio quello che l’emendamento Giuliani non prevede. E’ rigoroso un “follow up” dopo la visita al pronto soccorso, che può salvare e salva la vita delle donne. Non dimentichiamoci che alcune di quelle che hanno denunciato, talvolta purtroppo sono state uccise. La denuncia non è il “fine” dell’azione contro la violenza maschile.”

Alla conferenza stampa sono intervenuti parlamentari, tra cui Pippo Civati, Roberta Agostini, Marisa Nicchi, Giovanna Martelli, Delia Murer. Tutti si sono augurati che sull’emendamento non venga posta la fiducia, in modo che possa essere discusso in aula “dal momento che – ha detto Roberta Agostini, responsabile donne PD – nasce da un metodo completamente sbagliato e inaccettabile ed è stato scritto senza nessun confronto con chi si occupa di violenza di genere e sa bene cosa serve e come funzionano le cose”.

“Siamo con voi” ha detto Pippo Civati. “E siamo con voi per una questione democratica e contro questa incomprensibile superficialità. In Italia è aperta una seria ”questione maschile” che si traduce in paternalismo, pretesa di tutela e prevaricazione”.

Alessandra Menelao della UIL: “Le donne maltrattate e stuprate non sono soggetti “deboli”. In questo Paese può essere presentato un emendamento simile, perché non c’è più democrazia partecipativa. Non si decide sulla pelle delle donne, senza parlare con le donne.”

Giovanna Martelli, ex consigliera del Premier, per le Pari Opportunità: “Intorno a questo emendamento si è fatta della retorica del cambiamento, ma la realtà è che siamo difronte a un cambiamento “in peggio”. Propongo agli altri parlamentari di presentare in aula un contro emendamento soppressivo”

Erano presenti molte attiviste femministe, anche quelle che non hanno mai messo la violenza di genere al centro della loro azione, come dice Alessandra Bocchetti, una delle madri del femminismo italiano che spiega: “Oggi sono qui perché trovo estremamente preoccupante la regressione a cui stiamo assistendo. Le donne vengono ricacciate in una sorta di “minorìa” della cittadinanza femminile. Le donne sono stanche di non essere mai nell’agenda politica di questo paese e, quando ci sono, non vengono nemmeno consultate.”

Daniela Colombo di Pari o Dispare, l’Associazione di cui è presidente Onoraria Emma Bonino, ha denunciato il fatto che “Il Governo Renzi sta procedendo alla distruzione di tutto il sistema anti-discriminazione costruito in trent’anni di progresso insieme alla società civile. Tutto viene demolito, senza aver fatto nemmeno una verifica sui risultati. D’altra parte, quando era Sindaco di Firenze, Matteo Renzi ha istituito il primo cimitero per feti abortiti d’Italia e il femminismo non se lo dimentica. Inoltre ha tenuto per sé le deleghe alle Pari opportunità e la sua consigliera in materia, Giovanna Martelli, dopo un anno di tentativi, è stata costretta a dimettersi. Noi vogliamo un’autorità anti discriminazione nazionale e un punto nell’esecutivo con potere reale che risponda alla società civile.

STUPRI E VIOLENZA SULLE DONNE: QUESTA BARBARIE HA UNA RESPONSABILITA’ POLITICA. IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NOMINI UNA MINISTRA PO COMPETENTE E PREPARATA.

Tre casi di stupro nel giro di 24 ore e una serie inaudita di violenze sulle donne. Il Telefono Rosa chiede con forza l’istituzione del Ministero per le PO e chiede una persona preparata e con esperienza a dirigerlo.

 

 

La violenza sulle donne in Italia non ha solo responsabili penali, ma ha una responsabilità politica. Dopo aver scritto per due volte al Presidente Renzi, senza avere alcuna risposta e dopo aver chiesto, insieme a tante Associazioni, l’Istituzione di un Ministero per le Pari Opportunità, ci vediamo oggi costrette anche a scrivere al Ministro della Giustizia, Orlando, e al Presidente della Repubblica, Mattarella, nella sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, per capire le motivazioni di un’ennesima aberrante sentenza in materia di violenza sulle donne.

 

Ci fa indignare, infatti, la decisione dei Giudici su un caso di stupro di gruppo, ai danni di una ragazza, rea secondo quanto riportato dalla stampa, anche di “non avere una vita lineare”. Ma non solo: “Il fatto non è rilevante penalmente perché la ragazza non si è opposta”: queste le parole raccapriccianti che pare motivino la sentenza di assoluzione per il branco.

 

In attesa di acquisire gli atti ufficiali della sentenza, chiederemo al Ministro e al Presidente Mattarella di esercitare quanto nelle loro possibilità sia per verificare la giustezza dell’applicazione della Legge sia perché si arrivi realmente a un cambio di cultura anche nella Magistratura italiana.

 

Pur nel grande rispetto per i Giudici italiani, rileviamo, con grande dispiacere, come si siano spesso verificati casi di giudizi che ci riportano indietro di un secolo nei diritti che vanno, doverosamente e rigorosamente, riconosciuti alle donne in tema di violenza. Il caso, venuto alla luce ieri, ci induce a pensare che venga concesso di fatto un “diritto allo stupro” per chi sappia di poter contare (magari solo per uno stato di ebrezza o per le sempre più diffuse “droghe dello stupro”) sulla incapacità – meglio dire impossibilità – di opporsi della vittima. Ci chiediamo: cosa avrebbero deciso quei Giudici se la vittima fosse stata una loro figlia, magari colpevole solo di aver bevuto troppo? Ci chiediamo: come possono arrivare a un’assoluzione inaccettabile, parlando di “una vita non lineare” di una donna?!! Ci chiediamo se questi Giudici hanno compreso quale effetto disastroso può provocare una simile decisione, che rischia di autorizzare di fatto tutti i futuri stupratori a chiedere una assoluzione, per il semplice fatto che la vittima non sia in condizioni di opporsi!

 

“Scriveremo nuovamente al Presidente del Consiglio Renzi, per ricordargli che non si può trattare come un “problema residuale” una piaga che vede 7 milioni di donne vittime di violenza  (dati ISTAT appena diffusi). Non si può  gestire a rilento, nonostante l’impegno e la dedizione dell’On. Martelli consigliera del presidente del Consiglio sul tema, un Piano Anti Violenza che dovrebbe essere un vero e proprio esempio di efficienza contro questa barbarie. Noi esigiamo che si cambi rotta su questa gravissima piaga sociale, esigiamo che il Governo cambi l’impegno finora del tutto insufficiente, che si diano mezzi e leggi adeguate per affrontare la violenza sulle donne nel nostro Paese. E, soprattutto, chiediamo che che si re-istituisca il Ministero delle pari Opportunità: è infatti fondamentale che vi sia una Ministra per poter discutere, laddove si decide la politica del nostro Paese, come affrontare questo problema. Una figura politica non di immagine, ma di indiscusso valore e capace di dialogare con le Associazioni e con chi, in assoluta solitudine sta continuando a salvare donne e bambini dalla violenza. Inversamente questi stupri, queste violenze, le migliaia di bambini vittime di violenza assistita, per noi avranno una responsabilità politica precisa.” questa la dichiarazione della presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli.

 

SERVIZIO CIVILE AL TELEFONO ROSA

E’ stato pubblicato il bando di Servizio Civile: i giovani interessati hanno tempo fino al prossimo 16 aprile alle ore 14 per avanzare la propria candidatura.

Bando servizio civile  2015

Possono candidarsi i giovani che abbiano compiuti i 18 anni e non superato i 28 (28 anni e 364 giorni alla data di presentazione della domanda), che abbiano una delle seguenti condizioni:

  • cittadini dell’Unione europea
  • familiari dei cittadini dell’Unione europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente
  • titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • titolari di permesso di soggiorno per asilo
  • titolari di permesso per protezione sussidiaria

La domanda deve comprendere:

  1. il modulo dell’allegato 2, compilato e firmato, con la firma necessariamente apposta in forma autografa;
  2. la fotocopia di un documento di identità valido;
  3. il modulo dell’allegato 3;
  4. curriculum vitae, copia dei titoli in possesso e ogni altra documentazione significativa.

 

La domanda deve essere presentata esclusivamente secondo una delle seguenti modalità:

  1. consegnata a mano all’indirizzo dell’ente SPES di Via Liberiana, 17 00185 Roma;
  2. inviata a mezzo raccomandata A/R all’indirizzo dell’ente SPES di Via Liberiana, 17 00185 Roma ;
  3. con Posta Elettronica Certificata (PEC) alla mail spes.protocollo@pec.workmail.it avendo cura di allegare tutta la documentazione in formato PDF.

 

Scadenza il 23 aprile 2015 alle ore 14.00

 

Per informazioni e chiarimenti  potete telefonare a SPES ai numeri 06.44702178 e 06.9334342 o scrivere a: serviziocivile@spes.lazio.it

 

Seguirà una selezione secondo i criteri accreditati, la data del colloquio sarà pubblicata sul portale www.volontariato.lazio.it a maggio

 

ALLEGATO 2:

 “ALLEGATO 2”

 

All’ Ente/Sede periferica..……………………………………..

Via……………………………………………….., n…….

c.a.p………….Località……………………………………(…….)

 

DOMANDA DI AMMISSIONE AL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE

 

Il/La sottoscritto/a:

Cognome…………………………………………..…… Nome ………………………………………

 

CHIEDE

di essere ammesso/a a prestare servizio civile a titolo volontario presso codesto Ente, presso

la sede di (*)……………………………………………………………………………………………….

 

per il seguente progetto: ………………………………………………………………………………

 

A tal fine, ai sensi e per gli effetti delle disposizioni contenute negli artt. 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n° 445 e consapevole delle conseguenze derivanti da dichiarazioni mendaci ai sensi dell’art. 76 del predetto D.P.R. n° 445/2000, sotto la propria responsabilità

DICHIARA

 

– di essere nato/a: ………………………………………… Stato: …………………………………

 

il………………………….. di possedere la cittadinanza dello Stato……………………………….

 

Cod. Fisc. ……………………………. e di essere residente a …….………….………… Prov……..

 

in via……………………………………………………….……… n…… cap……….

 

Telefono…….……….………….. indirizzo e-mail …………………………………………………….

 

Stato civile……………………

 

– di essere (barrare la voce che interessa):

  • cittadino dell’Unione europea;
  • familiare di cittadini dell’Unione europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • titolare di permesso di soggiorno per asilo;
  • titolare di permesso di soggiorno per protezione sussidiaria.

– di non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici, o di criminalità organizzata;

__________

(*) Indicazione da fornire in presenza di progetti articolati su più sedi di attuazione

 

DICHIARA INOLTRE

(cancellare la dizione che non interessa)

– di essere disponibile / di non essere disponibile, qualora in seguito alle selezioni effettuate risulti idoneo non selezionato ad essere assegnato al progetto di servizio civile prescelto anche in posti resi disponibili successivamente al termine delle procedure selettive, a seguito di rinuncia o impedimento da parte dei volontari già avviati al servizio;

– di essere disponibile / di non essere disponibile, qualora in seguito alle selezioni effettuate risulti idoneo non selezionato, ad essere assegnato a qualsiasi altro progetto di servizio civile contenuto nel presente bando presentato dalla stesso ente che abbia, al termine delle procedure selettive, posti disponibili o che si siano resi successivamente disponibili al termine delle procedure selettive, a seguito di rinuncia o impedimento da parte dei volontari già avviati al servizio;

– di aver preso visione del progetto indicato nella domanda e di essere in possesso dei requisiti richiesti dall’ente per l’assegnazione di volontari nel progetto stesso;

– di essere disponibile a fornire informazioni nell’ambito di indagini e rilevazioni mirate ad approfondire le tematiche relative al servizio civile nazionale, condotte da soggetti terzi (Università, Istituti e Centri di ricerca, ecc…) su incarico o in collaborazione con il Dipartimento o la Comunità Europea;

– di provvedere autonomamente alle spese relative al viaggio per il raggiungimento della sede di realizzazione del progetto (dichiarazione da rendere nel solo caso in cui l’interessato non sia residente, domiciliato o dimorante nel luogo di realizzazione del progetto).

 

DICHIARA ALTRESI’

Sotto la propria responsabilità:

– che le dichiarazioni contenute nella scheda di cui all’ “Allegato 2” sono rispondenti al vero;

– di non aver presentato ulteriori domande di partecipazione alle selezioni per altri progetti di servizio civile nazionale inclusi sia nel presente bando, in quelli contestualmente pubblicati e in quelli inseriti nel bando speciale Expo 2015;

– di non avere in corso con l’ente che realizza il progetto rapporti di lavoro o di collaborazione retribuita a qualunque titolo, ovvero di non avere avuto tali rapporti nell’anno precedente di durata superiore a tre mesi;

– di aver preso visione delle attività previste dal progetto prescelto e di non trovarsi in condizioni che impediscono lo svolgimento delle stesse.

 

Autorizza la trattazione dei dati personali ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

 

Data …………………………………………….. Firma …………………………………

 

 

 

 

RECAPITO CUI SI INTENDE RICEVERE COMUNICAZIONI

(solo se diverso da quello indicato sopra)

Comune …………..……………………………………. Prov. ………… Cap. ……………………..

Via ………………………………………………………………………………… N. ……………..

Tel.……………………………………………. e-mail ………………………………………………

 

Allegato 3

“ALLEGATO 3”

 

 

Il/La sottoscritto/a:

Cognome…………………………………………..…… Nome ………………………………………

 

nato/a: ………………………………………… Stato: …………. il…………………………..

 

in relazione alla domanda di ammissione al servizio civile nazionale, e al fine di fornire i necessari elementi di valutazione in ordine ai titoli posseduti e alle ulteriori circostanze rilevanti ai fini della selezione

DICHIARA

 

ai sensi e per gli effetti delle disposizioni contenute negli artt. 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n° 445 e consapevole delle conseguenze derivanti da dichiarazioni mendaci ai sensi dell’art. 76 del predetto D.P.R. n° 445/2000, sotto la propria responsabilità

 

Di aver avuto / non aver avuto precedenti esperienze presso l’Ente che realizza il progetto (specificare la tipologia delle esperienze e la  durata delle stesse);

 

Di aver avuto / non aver avuto precedenti esperienze presso altri Enti  nel settore d’impiego cui il progetto si riferisce (specificare la tipologia delle esperienze e la  durata delle stesse);

 

Di aver avuto / non aver avuto precedenti esperienze in   settori d’impiego    analoghi a quello cui il progetto si riferisce (specificare la tipologia delle esperienze e la  durata delle stesse);

 

 

DICHIARA  ALTRESI’

 

Di possedere il seguente titolo di studio (1)…………………………………………………………

 conseguito in Italia presso ………………………………………….………il…………..……..

 conseguito all’estero, riconosciuto in Italia con provvedimento adottato da .……………….………………………………………………………………..il…………………

 

Di essere iscritto al … anno della scuola media-superiore: …………………………………………..

 

Di essere iscritto al … anno accademico del corso di laurea in ……………………..………………..

presso l’Università ……………………………………………………………………………………

 

Di essere in possesso dei seguenti altri titoli (2)………………………………………………………

…………………………………………………………………………………………………………

conseguiti presso…………………………………………………………..…..il……………………

 

Di aver effettuato i seguenti corsi, tirocini, applicazioni pratiche ……………………………………

………………………..……………………………………………………………………………….

…………………………………………………………………………………………………………

Di aver avuto le seguenti esperienze (indicare esclusivamente fatti o circostanze utili al fine della selezione per il progetto prescelto) ………………………………………………………………..

…………………………………………………………………………………………………………

…………………………………………………………………………………………………………

 

Altre conoscenze e professionalità: (3)………………………………………………………………..

…………………………………………………………………………………………………………

…………………………………………………………………………………………………………

 

Di aver scelto il progetto per i seguenti motivi: ……………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Ogni altra informazione relativa alla propria condizione personale, sociale, professionale, ecc. utile ai fini della valutazione dell’Ente:………………………………………………………………….

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

 

 

Data…………………….………… Firma……………………………………

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note utili

(1) Al riguardo si precisa che i titoli di studio conseguiti all’estero sono valutabili esclusivamente nel caso in cui siano dichiarati equipollenti o equivalenti ai titoli di studio conseguiti in Italia con una delle diverse modalità previste in materia dall’ordinamento italiano indipendentemente dalle finalità per le quali è stato ottenuto il riconoscimento.

(2) indicare eventuali titoli di specializzazione, professionali o di formazione; ove conseguiti all’estero sono valutabili soltanto se riconosciuti in Italia.

(3) indicare altre competenze tecniche, informatiche, scientifiche, sanitarie, ecc.

È  possibile accludere curriculum vitae, copie dei titoli in possesso e ogni altra documentazione significativa.

 

 

COMUNICATO STAMPA DEL 10 FEBBRAIO 2015

Comunicato stampa del 10 febbraio 2015

 

L’11 ed il 19 Febbraio, Corso di formazione “Punctum Saliens

del “Telefono Rosa” a Grottaferrata.

 

Due giorni di intenso lavoro a Grottaferrata, per creare un nucleo speciale, al fine di porre in essere una attività sinergica tra Polizia Locale, Forze di Polizia e Specifiche Professionalità interne all’Ente, nonché arricchire le competenze di chi ogni giorno si può trovare ad accogliere, nell’ambito del proprio lavoro, donne vittime di violenza.

 

E’ questo, prima di tutto, l’obiettivo del Corso, denominato “Punctum Saliens”, fortemente voluto dal Comune di Grottaferrata e dal suo Sindaco, Giampiero FONTANA, nonché dalla Comandante della Polizia Locale, Dott.ssa Maria Letizia SCUDERINI, ed organizzato dal Telefono Rosa, al fine di creare un quadro di accoglienza partecipata e competente, mediante un lavoro di rete ed anche tramite seminari tematici pubblici.

 

Il workshop si svolgerà l’11 febbraio ed il l’19 febbraio prossimi, presso la Sede Comunale in piazzetta E. Conti al civico 1 e, più precisamente, nella Sala del Consiglio comunale.

L’appuntamento formativo è rivolto a 15 persone, appartenenti a diverse tipologie di professioni sempre più frequentemente a contatto con vittime di violenza e che, proprio per questa ragione, ritengono fondamentale affinare le proprie conoscenze e competenze in materia.

 

Le due giornate si articoleranno in tre momenti formativi: il primo con due Psicologhe del “Telefono Rosa”, la Dott.ssa CAPPELLANO e la Dott.ssa VERGARA, che parleranno delle diverse forme di violenza sulle donne, come ad esempio la violenza fisica, psicologica, sessuale, economica e lo stalking. Le due esperte spiegheranno la dinamica ciclica che caratterizza la violenza ed il comportamento di chi la mette in atto. L’obiettivo è far comprendere meglio cosa si verifica in questi casi, stimolando nell’uditorio l’abbattimento di numerosi stereotipi e pregiudizi al riguardo.

 

Durante la seconda parte del Corso saranno presenti, invece, Avvocate civiliste e penaliste: l’Avv. Antonella FAIETA e l’Avv. Viviana CALLINI affronteranno i temi della separazione, del divorzio, del patrocinio a spese dello Stato, della legge sullo stalking e sul femminicidio, fino alla legislazione sulla violenza sessuale.

 

Nella terza parte del Corso saranno presentate le buone prassi per un corretto uso di internet e delle nuove tecnologie. Un tema di grandissima attualità affrontato, nell’ambito di questa importante iniziativa di “Telefono Rosa”, dal Dott. Roberto GIULI, Sostituto Commissario della Polizia di Stato.

 

Il Corso si concluderà con un test per verificare sia il livello di gradimento delle lezioni svolte che i primi risultati di accrescimento delle competenze da parte degli intervenuti.

 

Il 19 febbraio, alle ore 13, sempre nella Sala Consiglio in Piazzetta E. Conti, il Sindaco Giampiero FONTANA terrà una conferenza stampa di conclusione lavori, aperta a tutta la cittadinanza.

 

Per informazioni scrivere a:

res.comando.polizia.municipale@comune.grottaferrata.roma.it

telefonorosa@alice.it

 

Ufficio stampa Luisa Rizzitelli 345-4767246

Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa – Onlus

Viale Mazzini, 73 – 00195 Roma

tel. 06/37518262 fax: 06/37518289

www.telefonorosa.it telefonorosa@alice.it

GIU’ LE MANI DAI BAMBINI

Dieci gennaio, ore 12.40, l’ora di punta  al mercato di Maiuduguri, nello stato di Bormo. L’esplosione arriva improvvisa. Una bambina di dieci anni viene fatta esplodere : alla fine si conteranno 19 morti, mentre altre 18 persone rimangono gravemente ferite. Gli agenti avevano cercato di fermarla all’ingresso del centro perché il metal detector segnalava qualcosa di anomalo ma non hanno fatto in tempo. Il corpo della piccola giace a terra. Devastato.   Portatrice di morte a sua insaputa. Morta per sempre senza sapere perché, mentre avrebbe dovuto ancora giocare con le bambole, prendere le carezze della mamma, andare a scuola e imparare a reagire, come continua a gridare il premio Nobel, Malala Yousafzai. Cosa le hanno detto prima di mandarla lì a seminare orrore? Come l’hanno convinta? Non lo sapremo mai.  Quasi certamente nessuno le ha spiegato cosa sarebbe accaduto, forse non ha nemmeno azionato lei il detonatore.  Ha ucciso ed è stata uccisa come se fosse un robot telecomandato. Per lei un funerale con troppi morti.

Il mondo non fa nemmeno in tempo a denunciare l’episodio, a gridare l’orrore che subito il dramma si ripete. Appena due giorni dopo altre due bambine vengono usate come armi mobili, questa volta a Potiskum, nello stato nord-orientale di Yobe.  Tre i morti, 43 i feriti.  Sono i giorni terribili di Charlie Hebdo e degli attentati a Parigi.  C’è poco tempo per pensare a un dolore così lontano, nella vecchia Europa colpita al cuore.  Ma la scia di violenza è lunga, lunghissima. Un mese prima, il dieci dicembre, la strage fu evitata all’ultimo minuto : una ragazzina di tredici anni si era salvata perché aveva rifiutato di farsi esplodere a un mercato a Kano. Un’altra piccola di dieci anni era stata fermata dalla polizia nigeriana, a fine luglio a Katsina: sotto l’abito tradizionale aveva una cintura esplosiva attaccata alla vita. Avrebbe detto, tra le lacrime,  che l’avevano spinta i genitori ad indossarla.  La lista prosegue, parla di altre donne e bambine, episodi che non conosceremo mai compiutamente e che dimostrano, una volta di più, come il corpo femminile sia un facile terreno da espropriare: porta vita con gli stupri etnici, la distrugge con gli esplosivi alla pancia.  D’altro canto il gruppo terroristico di Boko Haram  che gestisce questi orrori è spietato. Uccide, massacra, cancella, rapisce, schiavizza nel tentativo di introdurre la shari’a in Nigeria.  Il solo nome del gruppo mette i brividi , Boko Haram tradotto vuol dire “L’educazione occidentale è peccato”.  Peccato studiare, dunque,  basti pensare alle duecento ragazze rapite che il movimento internazionale “ Bring back our girls” sta cercando di salvare da aprile, per ora senza risultato.

Nei tre attentati di inizio anno, si sospetta, ci siano proprio alcune di quelle piccole. E così dopo essere state strappate ai college, alle scuole, alle loro famiglie, schiavizzate, brutalizzate ora le bambine vengono usate come armi. “Una specie di upgrade” per i fanatici di Boko Haram, secondo Elizabeth Donnelly, vice direttrice dell’Africa program al Chatham House Foundation di Londra. Ma per favore non chiamatele kamikaze. “Si tratta di per­sone rapite e i loro corpi ven­gono dotati di armi per ucciderle e dan­neg­giare gli altri. La parola kami­kaze, invece, sug­ge­ri­sce il coinvolgimento in una causa e la con­se­guente moti­va­zione a ucci­dere. La rab­bia, l’incomprensione e l’impotenza che ogni giorno ciò pro­voca in noi è inquie­tante”, commenta in un’intervista al quotidiano “Il Manifesto” Awam Amkpa, nigeriano, professore associato di Arte Drammatica e Teoria Culturale alla New York University.  Potremmo aggiungere che se per questi terroristi l’essere umano non vale nulla, le bambine contano ancora meno.  Sono armi da guerra o da riproduzione, da usare come schiave, senza nessuna pietà.  non esistono.

Negli stessi giorni un video diffuso dall’Isis mostra un bambino probabilmente kazako, felpa nera, pantaloni mimetici, capelli neri lunghi, aria decisa. Anche lui ha circa dieci anni,  impugna spavaldamente una pistola puntata verso il basso. I guerriglieri chiamano i piccoli coinvolti in azioni militari “cuccioli di leone del califfato.  Il nostro eroe, tale sembra sentirsi nel video, ucciderà due uomini accusati di collaborare con i servizi segreti russi per lasciarci scoprire solo alla fine che si chiama Abdullah e che ha frequentato i campi d’addestramento. Vuole crescere ed uccidere gli infedeli. Il video è agghiacciante, le vittime sono inginocchiate. Sette minuti di immagini, montate sapientemente, sulla cui autenticità Mosca ha posto seri dubbi. “L’Isis ha raggiunto un nuovo livello di depravazione morale: usano un bambino per uccidere i loro prigionieri” dice Rita Katz, la direttrice del Site Intelligence Group, l’organizzazione americana che monitorizza i siti web degli jihadisti.

A video del genere non eravamo ancora pronti, anche se abbiamo visto quelli dei giornalisti e dei volontari decapitati in Siria, sempre per mano dell’Isis: prima James Foley, poi Steven Sotloff e ancora Peter Kassing e il francese Hervé Gourde in Algeria. Video usati come propaganda bellica per creare orrore e raccogliere consensi. Sembra che si sia perso, in qualche angolo remoto dell’anima,  il valore della vita umana e, nel caso dei bambini, il senso della genitorialità, dell’amore e del rispetto. Nell’ultimo film di Clint Eastwood “American Sniper”  che racconta la vita del tiratore scelto Chris Kyle, un cecchino che ha collezionato 160 morti in Iraq, c’è un episodio molto simile. La sua prima vittima è un bambino cui la mamma, sentendosi scoperta, passa una bomba e lo incita a correre verso la morte per portare a termine la loro missione . Ma è mai possibile? si chiede una madre occidentale guardando il film.

La guerra degli altri, il massacro cui assistiamo, i bambini usati come armi o dotati di armi … tutto questo com’ è possibile? Dovremmo chiedercelo ogni giorno invece  dimentichiamo quasi subito, travolti dall’onda di notizie continue.  Quei “cuccioli del leone del califfato” così come le bambine usate come armi ricalcano una specie di stereotipo ben definito, di ruoli precisi segnati da una storia più che millenaria  che ancora non sappiamo cancellare. Gli uomini portano morte, indossando armi e uccidendo, le donne obbediscono, come vittime sacrificali, pronte a dare la loro vita a comando.  Che siano così giovani per noi, occidentali, è un orrore doppio. Ma non sono arrivati per caso, tanti video, tante foto ci hanno raccontato in questi anni di piccoli costretti a usare le armi, a vivere vite da adulti, fumando, bevendo e persino imparando a combattere. Per non parlare della schiavitù sessuale a cui sono costrette milioni di bambine in paesi poveri. Morali e dottrine diverse si scontrano in conflitti che hanno perso valori e umanità come noi li concepiamo e ne portano di nuovi. Eppure, a guardare bene queste immagini, a leggere queste storie sembra che quei bambini, con i loro sguardi innocenti e crudeli, siano lì a chiederci, a modo loro, aiuto, come potrebbero fare anche i piccoli siriani stremati dalla guerra civile, nei campi profughi o quelli che vivono nel nostro paese e sono costretti a crescere senza affetto, cibo o giocattoli, magari  mentre assistono a scene di violenza. Da adulti cercheranno vendetta, se saranno sopravvissuti. “Non insegnate ai bambini la vostra morale” cantava Giorgio Gaber, tanti anni fa. Bisognerebbe ricordare quelle parole e cercare una morale nuova anche noi. Per quel poco che è possibile, per ritrovare il senso della vita.  Possiamo fare poco, nel nostro mondo protetto, forse solo denunciare e chiedere agli organismi internazionali d’intervenire, ma anche ricordare, non smettere mai . Per impedire nuovi orrori. Perché il loro sacrificio non sia invano.

 

Stella Maggi

 

COMUNICATO STAMPA DEL 15 GENNAIO 2015

Dichiarazione della Presidente Gabriella Carnieri Moscatelli a sostegno della nomina di una donna alla Presidenza della Repubblica.

“Non è solo perché sarebbe la prima volta di una donna al Quirinale, ma perché il cambio di passo del nostro Paese ha bisogno delle qualità peculiari di una donna”.
Così afferma in una nota la Presidente del Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli auspicando l’arrivo di una donna Capo dello Stato.

“Una donna Presidente della Repubblica ci aiuterebbe a ridurre i continui elementi di conflittualità politica e culturale nei quali il nostro Parlamento si imbatte quotidianamente.
Ritengo anche – continua la Presidente – che, una donna Capo dello Stato, potrebbe dare un forte respiro simbolico a un’Italia che deve
rinascere non solo nell’interesse di pochi, ma di tutta la società civile”.

La Presidente Gabriella Carnieri Moscatelli conclude così il suo pensiero:
“Abbiamo molti nomi di donne, profonde conoscitrici delle regole Istituzionali e dei meccanismi della politica, adatte a ricoprire questo delicato ruolo: chiedo a tutte le forze politiche anche a nome di tutte le Volontarie, di cercare tra questi nomi il nuovo Capo dello Stato”.

COMUNICATO STAMPA DEL 9 DICEMBRE 2014

127 esima vittima di femminicidio e ancora una strage assurda che uccide un innocente di 5 anni: il Governo metta a disposizione più risorse e si inizi un serio lavoro di sensibilizzazione nelle scuole.

“Una strage senza fine: ancora una giovane mamma e il suo piccolo di 5 anni, uccisi come bestie dalla violenza di un uomo che ha rifiutato l’idea di separarsi” sono queste le prime parole della Presidente del Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, raggiunta dalla terribile notizia dell’ennesima strage familiare a Numana, in provincia di Ancona.

Dopo aver ucciso la ex e il suo bambino, l’uomo, un operaio di 38 anni, si è suicidato, ma non prima di avere dato vita a una sequenza degna di un film dell’orrore. “Siamo difronte a una situazione ormai gravissima per ferocia e accanimento contro le donne. In Italia dobbiamo prendere atto che quanto è stato fatto dai precedenti Governi sia del tutto inadeguato: non ci ritroveremmo, se cosi non fosse, a contare la 127esima vittima del 2014, un dato in aumento rispetto all’anno precedente – aggiunge la Presidente Carnieri Moscatelli. “Abbiamo senz’altro fiducia nel lavoro che il Dipartimento Pari Opportunità sta portando avanti, ma chiediamo al Presidente Renzi attraverso la sua consigliera in tema di violenza contro le donne, l’On. Martelli, che vengano stanziati ancora più fondi e venga avviato un importante lavoro nelle scuole (a partire dagli stereotipi di genere) per la lotta alla violenza sulle donne. Il Piano Antiviolenza, in questi giorni in fase di elaborazione, deve poter contare su maggiori risorse economiche e un maggiore impegno di tutte le realtà locali e nazionali. Sappiamo, infatti, che siamo ancora ben lontani dalla possibilità di realizzare quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dal parlamento Italiano il 3 giugno scorso. E senza quegli strumenti, le donne in Italia continueranno a morire…”

ENTRA IN VIGORE CONVENZIONE ISTANBUL

TELEFONO ROSA: SIAMO INDIETRO SU TUTTO, PAGHEREMO SANZIONI SALATE

“Dovrebbe essere un giorno importante e di soddisfazione, oggi: entra infatti in vigore la Convenzione di Istanbul, per la quale tante donne, sia nelle associazioni che nei luoghi della politica, si sono battute. Ma eccoci nella solita insopportabile “storiella all’italiana”, che però in questo caso si scrive sulla pelle delle donne”. Gabriella Carnieri Moscatelli non usa mezzi termini nel commentare quella che, invece di essere una giornata di azione, programmi e speranza, diventa un’ennesima giornata di denuncia.

“Avevamo esultato quando l’ostinazione della Ministra Josefa Idem e di tante sue colleghe, di sinistra e di destra, avevano ottenuto l’approvazione della Convenzione. Ma ci eravamo illuse. Il ritardo su ciò che prevede questo prezioso documento internazionale, sottoscritto a oggi da 12 Paesi (Albania, Portogallo, Montenegro, Italia, Bosnia Erzegovina, Austria, Serbia, Andorra, Danimarca, Francia, Spagna, Svezia ndr.), è enorme. Dei quattro punti cardine della Convenzione, sintetizzabili in prevenzione, protezione e sostegno delle vittime, perseguimento dei colpevoli, politiche integrate, non troviamo nulla nella programmazione del Governo.” dice la Presidentessa e prosegue: “Un Dipartimento Pari Opportunità abbandonato a se stesso, senza una guida politica e senza un confronto con le Associazioni cui viene negato un interlocutore politico. Tutto questo ha delle responsabilità e, per noi, la responsabilità è tutta nella sordità del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dinanzi alle richieste degli operatori del settore, tra cui quella fondamentale, di avere una Ministra per le Pari Opportunità. Gli abbiamo scritto ben tre volte: non abbiamo avuto nemmeno il piacere di avere la risposta da un suo segretario. Se ciò che vediamo è il rispetto e la sensibilità che finora è stato dato al tema della violenza sulle donne in Italia, non mi stupisce che nessun rispetto venga dato ad un’associazione come la nostra che da trent’anni, solo con la forza del volontariato e senza alcun finanziamento pubblico, sopperisce alle mancanze dello Stato. La modalità della “non risposta” è un sistema che ben conosciamo e che serve a non considerare un problema e a non dargli alcuna rilevanza politica. Una tecnica che offende, però, migliaia di cittadini e cittadine che credono e sostengono la nostra realtà e le battaglie che quotidianamente portiamo avanti, nel puro interesse collettivo e delle donne. Le mancanze sulla Convenzione porteranno inevitabilmente sanzioni che i cittadini italiani pagheranno, con i loro soldi, per l’incapacità della nostra politica. Davvero un pessima immagine per la Presidenza Italiana in Europa.” l’amara conclusione di Gabriella Carnieri Moscatelli.