| "Il Telefono Rosa con il contributo di fondazioni e privati ha realizzato un progetto formativo su una donna con figli minori, ospite della Casa di Accoglienza, che l'Associazione gestisce per conto del Comune di Roma. Roma, 28.12.2011 La sig.ra A. arriva alla Casa Internazionale dei Diritti Umani delle Donne ad Agosto su invio dei Carabinieri dove la stessa si reca, a seguito dell'ennesimo episodio di violenza che subisce dal suo compagno, che verrà arrestato il giorno successivo. La storia di questa giovane donna, madre di un bambino di un anno, è caratterizzata da violenza intrafamiliare che sembra travalicare le generazioni: dalla violenza assistita da bambina passa ad esserne vittima. A., ricca di risorse personali, ha saputo accogliere e sfruttare gli stimoli provenienti dal quotidiano confronto con il personale della Struttura investita, inizialmente, di un idealizzato ruolo simil-genitoriale. Nel corso della permanenza la sig.ra si è resa sempre più propositiva e orientata in maniera costruttiva e concreta verso una realtà esterna in cui orientarsi in maniera autonoma. È stato così possibile raggiungere importanti obiettivi grazie anche ad un proficuo lavoro di rete con i diversi servizi territoriali che hanno accolto, riformulato, e dato risposte fattive a bisogni e richieste personali. Nello specifico la donna è stata supportata, sia nella concretezza del quotidiano, anche attraverso un continuo supporto dai legali del Telefono Rosa, sia a livello emotivo, e orientata attraverso una presa in carico globale che ha rappresentato un necessario passaggio per una funzionale riscoperta dell'altro da sé. Successivamente, a seguito dell'inserimento del bambino all'asilo nido, è stato possibile per la Signora recuperare spazi personali che sono stati funzionalmente utilizzati per riacquistare una proficua progettualità. A. è così riuscita a portare avanti la richiesta, inoltrata precedentemente all'arrivo in Struttura, per la residenza fittizia, traguardo che si è concretizzato in via definitiva nel mese di Novembre. Questo le ha permesso sia di sentirsi finalmente parte di un contesto sociale dove poter investire costruttivamente, e di recuperare, al contempo, un funzionale senso di autoefficacia, sia di conseguire ulteriori risultati come l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale per sé e per suo figlio. Grazie alla presa in carico plurima da parte dell’equipe della “Casa”, dei servizi sociali del Municipio I e del C.O.L. Lincei, che hanno collaborato in rete nel corso dei mesi, è stato possibile organizzare un capillare programma di orientamento lavorativo che permetterà, nel mese di Febbraio, l'inserimento di A. nella mensa di una scuola sita sul territorio dell'XI Municipio con cui la Struttura collabora da anni. Tale fondamentale passaggio consentirà alla donna non solo di recuperare un minimo di autonomia economica ma di investire fattivamente in un'attività che le aprirà le porte all'incontro con l'altro, con inevitabili e positive ripercussioni anche sulla propria autostima. Il passo successivo sarà quello di, una volta rafforzata l'immagine di sé e raggiunto un grado funzionale di autonomia, prevedere il passaggio in una Struttura di semiautonoma, che possa rappresentare un funzionale e sano traguardo verso una crescita personale e uno svincolo dalla propria storia problematica. Nel lavoro con questa donna, così come con molte altre ospiti della “Casa”, è stato fondamentale strutturare un progetto individuale che non solo tenesse conto delle devastanti conseguenze psicologiche causate dalla violenza di genere, ma che rispettasse spazi e tempi personali necessari ad una iniziale e imprescindibile elaborazione. In tal senso il futuro e auspicato passaggio ad una Semiautonomia rappresenterebbe per la signora una fisiologica apertura ad una realtà concretamente investita. |
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Progetto formativo su una donna con figli minori, ospite della Casa di Accoglienza
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