



Il 28 novembre 2009 a Pont Canavese la Presidente Gabriella Carnieri Moscatelli ha presentato il libro "Bianca" di Clara Colombatto, di cui ha redatto la prefazione.
Prefazione
E' un romanzo che scorre veloce, che sa catturare immediatamente l'attenzione del lettore, ma soprattutto fa riflettere ad ogni rigo, ad ogni passaggio.
La serenità e la fiducia di una bambina tradita da un padre che avrebbe dovuto proteggerla sono la traccia dolorosa di una storia come le tante, troppe, che ci vengono raccontate al Telefono Rosa.
La considerazione del lettore: leggendo la storia raccontata con tanta eleganza dall'autore, potrebbe essere che l'ambientazione "1940" non sia rapportabile a ciò che accade nella nostra attuale società.
La considerazione più probabile, di chi scorrerà il racconto di questo dramma, è che simili situazioni non esistono più. Purtroppo, non è così. Siamo in un nuovo secolo, ma la realtà in cui vivono le donne non è così cambiata e in alcune situazioni è terribile come quella narrata nel romanzo; la donna, in tante storie che ci vengono raccontate in Associazione, non è un soggetto, ma spesso solo un oggetto di proprietà esclusiva del padre, marito, compagno.
La violenza che ci descrive l'autrice è senza dubbio la più atroce, ma non per questo altre violenze che avvengono prevalentemente tra le mura di una casa sono meno agghiaccianti: violenza psicologica, verbale, economica. Tutte hanno un denominatore comune: l'isolamento della vittima e la svalutazione della personalità che le porta ad una colpevolizzazione, ad una mancanza di fiducia in se stesse, al graduale e inesorabile annientamento della propria personalità.
E' difficile uscire dalle violenze, la vergogna è soffocante: le paure che ha la protagonista Bianca sono comuni a tutte le donne che sono vittime di violenza. Anche quando una persona amica cerca di aiutarti c'è dentro di te un senso di colpa, di pudore, di terrore che si traducono nell' impossibilità di parlare e descrivere la persona, "quella persona", con la parola che merita: "un violentatore", anche se è tuo padre, tuo marito, il tuo compagno.
Ti senti colpevole, sei portata a giustificare l'atteggiamento del violento.
La tua insicurezza, la mancanza di fiducia in te stessa, la vergogna ti tengono prigioniera di un circolo vizioso. Dal secolo scorso ad oggi ben poco è cambiato, la violenza nei confronti delle donne è una piaga sociale dalla quale è difficile uscirne, ma si può!